02 Dicembre 2020

Rapporto Ecomafia 2020. Le storie e i numeri dell’illegalità ambientale

Presentazione

La pubblicazione del rapporto Ecomafia, nel pieno dell’era Covid-19, è un esercizio utile per tanti motivi. È proprio in un momento così difficile, in cui tutte le attenzioni sono concentrate su come fronteggiare la pandemia, che è necessario, infatti, alzare le antenne. L’aumento della produzione dei rifiuti speciali, anche a rischio infettivo, il cui smaltimento è ovviamente più oneroso rispetto a quello altre tipologie, è un nuovo business potenziale per le organizzazioni ecomafiose. E non sarebbe una grande novità, visto che le mafie sono sempre pronte ad approfittare delle emergenze di ogni tipo per aumentare i profitti illegali e infiltrarsi nell’economia legale.
Anche la nuova stagione di investimenti pubblici previsti dall’Europa (ben 209 miliardi di euro da spendere nei prossimi anni) per risollevare le sorti dell’economia italiana, dopo il disastro sanitario causato dal Sars-Cov-2, sarà un altro capitolo da monitorare con la massima attenzione, per evitare fameliche infiltrazioni ecomafiose negli appalti legati alla transizione ecologica e alla modernizzazione del paese.
I dati e le storie presentati in questa nuova edizione del nostro rapporto annuale raccontano di un quadro preoccupante sull’illegalità ambientale e sul ruolo che ricoprono le organizzazioni criminali, anche al Centro-Nord, nell’era pre-Covid. L’economia circolare, l’edilizia sostenibile, la tutela del patrimonio culturale e archeologico e della biodiversità, l’agroalimentare di qualità subiscono le minacce esercitate da un tessuto criminale pervasivo, che continua a mostrare tutta la sua virulenta voglia di fare affari, a danno dell’ambiente,
della salute delle persone e dei beni comuni, come raccontano anche i saggi curati da firme molto autorevoli pubblicati in questo rapporto Ecomafia.
La pressione dello Stato, fortunatamente, non si è arrestata. Anzi. I nuovi strumenti di repressione garantiti dalla legge 68 del 2015, che siamo riusciti a far approvare dal Parlamento nella scorsa legislatura dopo 21 anni di lavoro, stanno mostrando tutta la loro validità. Una forza che è testimoniata anche dai numeri che ci sono stati forniti dalle forze di polizia, dalle Capitanerie di porto, dal Ministero della giustizia e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente. Fioccano ordinanze di custodia cautelare, sequestri, confische,
patteggiamenti, condanne e questo testimonia la bontà di quello che abbiamo ottenuto con questa riforma di civiltà.
Siamo certi che riusciremo raggiungere risultati simili anche grazie all’altra fondamentale modifica normativa ottenuta nel 2020, che vedrà protagonisti i prefetti nella demolizione degli ecomostri di cemento non abbattuti da amministrazioni locali ferme per connivenza o per ricatto elettorale.
Ora bisogna completare questo quadro. Serve potenziare il sistema dei controlli pubblici e approvare i delitti per contrastare le agromafie, per salvare la fauna e la flora protetta, per tutelare i beni culturali. Noi non faremo mancare il nostro contributo per arrivare entro la fine della legislatura all’approvazione di queste riforme fondamentali. Come abbiamo già fatto per avere i delitti ambientali nel Codice penale e per coinvolgere lo stato nelle demolizioni degli edifici abusivi che deturpano le coste e il territorio italiano. L’emergenza sanitaria ed economica ci spingerà ancora di più a garantire il massimo impegno per ottenere questi obiettivi, perseguiti da troppo tempo. Se vogliamo far ripartire il nostro paese diversamente da come si è fermato a causa dell’arrivo di questo terribile coronavirus, il parlamento non può più ignorare queste nostre richieste, condivise con la parte migliore delle imprese e della ne usciremo sicuramente migliori di prima.

Stefano Ciafani
presidente nazionale Legambiente