Luglio 2018

Le ‘ndrine nei parchi eolici in Calabria. 13 arresti e 6 imprese sotto sequestro

Le ‘ndrine controllavano appalti e lavori per la costruzione di parchi eolici in quattro delle cinque province calabresi, Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. A dirlo è la procura antimafia di Reggio Calabria, guidata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri, che  ha fatto arrestare 13 persone, fra cui 6 imprenditori, tutte ritenute affiliate o legate ai clan Paviglianiti di San Lorenzo, nel reggino, Mancuso di Limbadi e Anello di Filadelfia, entrambi nel vibonese, e Trapasso di Cutro, nel crotonese.Risultati immagini per parco eolico sigilliA vario titolo sono tutti accusati di associazione di tipo mafioso, estorsione, illecita concorrenza con violenza o minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo o delle finalità mafiose, e induzione indebita a dare o promettere utilità. Nelle mani dei clan c’era anche il sindaco di Cortale, in provincia di Catanzaro, solo qualche mese fa destinatario di una pesante intimidazione e per questo considerato vittima dei clan. In realtà, secondo l’indagine, non si sarebbe sottratto alle richieste dei clan. Sotto sequestro sono finite anche 6 imprese del valore di 42 milioni di euro.
“Si tratta di un’operazione importante perché dimostra come la ‘ndrangheta sia in grado di infiltrarsi in diverse province calabresi, sempre con gli stessi metodi, tipicamente mafiosi”, ha spiegato il procuratore capo Giovanni Bombardieri. L’indagine è partita da Reggio Calabria, ma ha permesso di accertare la sistematica infiltrazione dei clan nei lavori necessari alla realizzazione di diversi parchi eolici in quasi tutte le province calabresi. “In diverse situazioni e province – ha aggiunto il procuratore – agli imprenditori che si erano aggiudicati l’appalto sono state imposte le ditte che dovevano essere impiegate perché i lavori venissero effettivamente portati a termine”.
Il collante tra appalti, affari e cantieri in tutta la Calabria, era un imprenditore attivo nel reggino, ma in grado di rappresentare ovunque gli interessi commerciali dei clan. Un “sensale” che era in grado di interfacciarsi con grandi imprese, anche straniere, per favorire gli affari illeciti delle famiglie di ‘ndrangheta.