Giugno 2017

Abusivismo edilizio. Il “Caso Licata”

abusivismo-edilizio-535x300Nella primavera del 2016 un’anonima cittadina siciliana balza agli onori della cronaca e diventa un caso nazionale. Stampa, radio e televisioni ne scoprono l’esistenza e così arrivano gli inviati, ne parlano i telegiornali, si fanno intere trasmissioni sul “caso Licata”. Nessun episodio di cronaca nera, per fortuna, bensì qualcosa di dirompente, che all’improvviso ha rotto la quiete cittadina: Angelo Cambiano, neosindaco eletto da meno di un anno, ha preso in mano gli ordini di demolizione delle case abusive e li ha messi in esecuzione.

A Licata – dove le case illegali sono migliaia, per la precisione 17.000, 1,2 per famiglia – erano abituati a sindaci che facevano di tutto per salvarle, anche l’ultimo aveva lavorato per provare a rimettere sul mercato gli immobili acquisiti al patrimonio pubblico, con l’obiettivo di farli riacquistare ai vecchi proprietari e legittimarli così una volta per tutte. Arrivano le ruspe, dunque, e per alcune settimane si scatena l’inferno, gli abusivi non ci stanno, fanno le barricate, chiamano in aiuto la politica regionale, minacciano la ditta che ha vinto l’appalto, aggrediscono le forze dell’ordine e si fanno arrestare. Qualcuno si spinge oltre e a maggio arriva a dare fuoco alla casa paterna del sindaco. Un clima tesissimo, che porta a Licata il Ministro dell’interno Alfano e induce ad assicurare la scorta a Cambiano.

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Il sindaco di Licata, Angelo Cambiano

Il sindaco e il dirigente dell’ufficio tecnico, Vincenzo Ortega, anche lui finito sotto scorta dopo l’incendio della sua automobile, non si fanno però scoraggiare. Legambiente li affianca e li sostiene. Nell’ambito della campagna Abbattilabuso (www.abbattilabuso.it), conferisce a Cambiano il premio Ambiente e legalità e lo invita a non dimettersi, ma a proseguire il suo lavoro. Anche a riflettori spenti, l’amministrazione ha continuato a dare seguito alle 100 ordinanze della Procura di Agrigento. Una marcia che non si arresta, tanto che anche il leader degli abusivi, alla fine, ha deciso di auto-demolire la propria casa al mare.

Il comune, per fare fronte alle spese, può contare su un prestito di 500.000 euro (acceso dal commissario-sindaco nella precedente legislatura), di cui 250.000 già spesi. Ma è in grosse difficoltà economiche e, dice il sindaco, “non sappiamo come pagare gli stipendi a fine mese”. In ogni caso, come spiega l’ingegnere Ortega, “le case colpite da sentenza definitiva, 49 villette, di cui 45 nella fascia costiera, sono state tutte demolite. A Licata gli immobili raggiunti da ordinanza di demolizione per via amministrativa sono circa 450, quelli già acquisiti al patrimonio immobiliare pubblico superano i 300, ma entrambi i dati sono in costante aggiornamento”.

Ma c’è chi non si arrende, tanto da provare a impedire la disponibilità dei soldi per le demolizioni. Il consigliere comunale Elio D’Orsi all’inizio dell’anno ha presentato una mozione per eliminare lo stanziamento dal bilancio di previsione del comune, tentativo maturato, per sua stessa ammissione, perché quello degli abbattimenti è un “argomento che crea malumori e un senso di vessazione nella nostra comunità” e per lanciare un segnale ai politici regionali e nazionali che “hanno raccolto migliaia di preferenze a Licata tramite i loro referenti licatesi”, ma non si sarebbero spesi per difendere i loro elettori in difficoltà con la casa abusiva.
Insomma, si cerca ogni mezzo per fermare le ruspe in una città dove per decenni tutti, o quasi, hanno avuto mano libera nella conquista illegittima di terra da cementificare.

Basta guardare il caso Licata attraverso i numeri dell’ufficio anti-abusivismo, per capire la complessità di un fenomeno che spesso appare consolidato, che condiziona fortemente la vita sociale e politica di alcune comunità e che per alcuni sarebbe meglio non scalfire.  Sono numeri che impressionano, ma che non sono molto diversi, purtroppo, da quelli di molte altre località del Centro-Sud Italia.

Licata, 38.000 abitanti su un territorio di 180 chilometri quadrati, ha 17.000 case illegali, di cui 400 sorgono entro la fascia di inedificabilità assoluta dei 150 metri dal mare. La gran parte di queste risale agli anni Ottanta e Novanta, quando a fronte di 150-200 concessioni edilizie, contestualmente si rilevavano 100-130 abusi. In quegli anni, tra un condono edilizio e l’altro, tanto era diffusa l’idea che si poteva costruire come e dove si voleva, che almeno il 30% degli abusi, se richiesto, avrebbe potuto tranquillamente ottenere un regolare permesso edilizio. Le domande di condono depositate, sommando le sanatorie del 1985, del 1994 e del 2003, sono state 10.500, di cui oltre il 75% è stato evaso, in larga parte con esito negativo.
Una fame di cemento bulimica, che ha prodotto il risultato per cui ogni famiglia oggi possiede 1,2 case abusive. Siano esse case al mare per godersi l’estate o le classiche case “per sistemare i figli”, quelle di cui il meridione d’Italia è pieno, salvo il fatto che spesso sono case non finite e vuote (a Licata si stima siano tra il 20 e il 30%) perché i figli se ne sono andati a studiare e a lavorare fuori: il surplus è tale da garantire a ogni abitante oltre il doppio dei vani previsti dalla legge.

L’abusivismo edilizio a Licata
Abitanti 38.000
Superficie comunale 180 km2
Lunghezza della costa18 km
Case senza licenza edilizia17.000
Case abusive entro i 150 metri dal mare (vincolo di inedificabilità assoluta) 400
Demolizioni eseguite nel 201649
Richieste di condono 10.500
Fonte: Comune di Licata

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