Aprile 2016

Piattaforma di massi in mare, sotto sequestro l’Arenosa a Marina di Diso

Uno dei tratti più suggestivi della costa adriatica finisce al centro delle indagini della Procura della Repubblica per uno scempio ambientale ancora tutto da accertare. I Carabinieri della Guardia di Finanza di Tricase, in provincia di Lecce, e gli agenti della Capitaneria di Porto di Gallipoli hanno posto sotto sequestro probatorio il tratto di costa della Marina di Diso che si dispiega tra Otranto e Santa Maria di Leuca, in Salento, chiamato “Arenosa” per via della caratteristica formazione di banchi di sabbia fra gli scogli. Sono state così bloccate le opere di costruzione di una piattaforma semicircolare dell’estensione di 11 metri dalla costa verso il mare e di 155 metri parallelamente alla costa stessa, per un’altezza prevista di un metro e mezzo. L’indagine è scattata da un controllo sul territorio da parte di una pattuglia delle Fiamme Gialle, che hanno notato la presenza di una gru marina che stava sollevando grandi massi frangiflutti, del peso complessivo di 25 tonnellate, per posizionarli in mare.
Secondo un fascicolo intitolato “Lavori di difesa e consolidamento del tratto di costa in località Arenosa”, acquisito dai Finanzieri, l’opera consisterebbe nella costruzione di una diga e di una barriera contro l’erosione costiera che il Comune stava facendo realizzare grazie a un finanziamento europeo di un milione e 100mila euro, per proteggere il sito dalle mareggiate e rendere fruibile quel tratto di costa interdetto alla balneazione. Gli inquirenti dovranno ora valutare se i lavori, assegnati tramite gara d’appalto, avevano ottenuto le necessarie autorizzazioni. Secondo quanto argomentato dagli inquirenti sul decreto di sequestro, infatti, si tratterebbe di opere di ingegneria idraulica che richiedono speciali autorizzazioni e non di semplici lavori di consolidamento.
Nel registro degli indagati sono iscritti il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Diso, l’amministratore della ditta che stava eseguendo i lavori, il progettista e un membro della direzione dei lavori. L’accusa è di assenza di nulla osta in relazione alla costruzione di opere pubbliche e deturpamento di bellezze naturali. La piattaforma, infatti, snaturerebbe una linea di costa caratterizzata da insenature, calette e piccole baie, situata peraltro all’interno del Parco naturale regionale Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, quindi in zona sottoposta a vincolo paesaggistico.
Un geologo verrà nominato dalla Procura per accertare la compatibilità dei lavori ed eventuali danni arrecati all’ecosistema costiero.