Marzo 2016

Abusivismo edilizio ai Castelli Romani, è l’ora delle demolizioni

Sono centinaia gli illeciti del cemento ai Castelli Romani. Le amministrazioni comunali sono chiamate a risolvere in fretta il problema, soprattutto dopo che lo scorso giugno è stato stilato un protocollo d’intesa triennale tra la Regione Lazio e la Procura di Velletri con l’obiettivo di velocizzare l’esecuzione delle sentenze e dei decreti che prevedono la demolizione di manufatti abusivi, diffusi soprattutto nei comuni con ampie zone boschive o di campagna. Negli ultimi mesi il protocollo ha iniziato a dare i suoi frutti. Dopo una serie di incontri tra i sindaci dei Castelli Romani e la Procura di Velletri, infatti, ogni comune ha ricevuto un elenco delle sentenze penali di demolizione cui dare repentina esecuzione, ottemperando tra l’altro alle richieste di condono ancora in sospeso. Tra i primi comuni ad attivarsi c’è stata Rocca Priora, che nei giorni scorsi ha inviato le prime lettere di rigetto delle istanze di condono. Quasi 200 i cittadini che hanno ricevuto la comunicazione.
A Rocca Priora la Procura di Velletri ha segnalato 180 casi di illeciti commessi sul territorio del comune dal 2001 al 2015, per i quali c’è una sentenza di demolizione. Ma gli abusi edilizi si riscontrano in tante altre città castellane, tra cui Lanuvio, Ciampino, Marino, Frascati, Grottaferrata, Ariccia. In tema di prevenzione, nel comune di Albano è stato istituto un apposito Nucleo di Vigilanza per contrastare i fenomeni di abusivismo edilizio.
A mettere in luce le spinose questioni che la lotta all’abusivismo pone alle amministrazioni comunali, non ultima l’emergenza abitativa, sono stati soprattutto Milvia Monachesi, sindaco di Castel Gandolfo, ed Emilio Cianfanelli, ex sindaco di Ariccia. «È assolutamente giusto dare un segnale forte contro l’abusivismo e il mancato rispetto delle norme ambientali, ma devo ammettere – confida la Monachesi – che è davvero difficile ordinare la demolizione in un momento così difficile a chi è magari è anziano o senza lavoro». Conferma Cianfanelli: «Se abbatto una costruzione dove vive una famiglia con tre figli si pone un problema a cui come amministrazione devo far fronte. Nelle more della demolizione la legge impone l’acquisizione al patrimonio del Comune, che implica, nel caso in cui l’abitazione sia occupata, il pagamento di un canone da parte degli occupanti che non ne sono più proprietari o ancora la destinazione a pubblica utilità, che potrebbe presupporre una destinazione per fini di residenze abitative».