Marzo 2016

Ivory Crush, prima distruzione pubblica di avorio in Italia

ivory crushSi è svolto a Roma, il 31 marzo, il primo evento italiano di “Ivory Crush”, la campagna internazionale di distruzione dell’avorio sequestrato al bracconaggio. Sull’onda di analoghe manifestazioni recentemente compiute a New York e Parigi, 5 quintali di avorio confiscato sono stati ridotti in polvere da una macchina industriale schiacciasassi su un palco allestito al Circo Massimo. Un atto simbolico per dire “no” alla pratica del bracconaggio, illegale dal 1989 ma ancora tristemente diffusa, e fermare il traffico di avorio e le organizzazioni criminali che ne traggono profitto. Oltre al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti erano presenti il sottosegretario Barbara Degani, il capo del Corpo Forestale dello Stato Cesare Patrone, il co-fondatore della Ong Elephant Action League (EAL) Andrea Crosta, il commissario Tronca e i presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato Ermete Realacci e Giuseppe Marinello.
Sono circa 35mila gli elefanti che vengono uccisi ogni anno in Africa per l’avorio ricavabile dalle loro zanne. All’inizio del XIX secolo in Africa ne vivevano circa 25 milioni di esemplari; cento anni dopo ne erano rimasti già solo 5 milioni. Oggi si stima che, in tutto il continente africano, rimangono circa 350mila elefanti. Di questo passo, la loro estinzione è vicina. Già molti paesi, come Usa, Cina, Francia, Belgio, Filippine, Kenya, Gabon, Etiopia e ultimamente Sri Lanka e Malawi, hanno simbolicamente distrutto i propri stock di avorio confiscato nel corso degli ultimi anni, nella speranza di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi di tutto il mondo. Il 30 aprile il Kenya brucerà la più grande quantità di avorio mai distrutta fino ad oggi: 120 tonnellate.
«Stiamo lavorando a un provvedimento che proibisca il commercio, anche legale, di avorio. Non voglio più vedere avorio nelle case degli italiani» ha detto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. «Ogni quarto d’ora nel mondo viene ucciso un elefante, tra poco non ci saranno più. Dobbiamo salvare le diversità e oggi lo facciamo con un gesto simbolico».
«Centinaia di persone l’anno vengono uccise o gravemente ferite nell’intento di difendere o ammazzare un elefante – ha dichiarato Andrea Crosta – lasciando dietro di loro orfani, vedove e ancora più povertà». Cesare Patrone ha invece ricordato «i beni confiscati negli anni e utilizzati in scuole e musei per veicolare il messaggio della Convenzione di Washington. L’iniziativa di distruggere una quantità rappresentativa di avorio, confiscato grazie all’attività di polizia, è il simbolo della lotta al bracconaggio e al “wildlife crime”», ha concluso.