Aprile 2015

Abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva a Follonica: processo al via

Iniziato a Grosseto il processo per la lottizzazione abusiva e l’abuso d’ufficio che si celerebbero dietro la realizzazione all’ ippodromo dei Pini di Follonica di 167 abitazioni. Un processo che vede imputati, oltre ai vertici della società che gestiva l’ippodromo, anche tre giunte comunali, ex sindaci, assessori e consiglieri comunali per un totale di 63 persone. Il primo testimone dell’accusa ad essere sentito dal Tribunale è stato l’ispettore della polizia municipale, Giovanni Burla. «Chiunque, anche senza aver nulla a che vedere con il mondo dell’ippico – ha spiegato Burla – poteva iscriversi alla Club house e così acquistare una di quelle abitazioni». Non foresterie a uso esclusivo del personale lavoratore, quindi, ma vere e proprie abitazioni distribuite sul libero mercato. A indirizzare la Procura verso questa ipotesi investigativa era stato proprio il numero di quelle casette realizzate intorno alla pista dei Pini, un numero apparso subito spropositato rispetto alle reali capacità di impiego dell’Ippodromo. Della stessa opinione Simone Turini, capogruppo di Alleanza Nazionale in consiglio comunale all’ epoca dei fatti, il quale ha raccontato: «Durante una seduta ci avevano prospettato l’impiego di almeno 150 addetti a tempo indeterminato e almeno altri 70 per la stagione estiva. Il numero delle costruzioni sarebbe quindi stato giustificato da tutto quel personale che all’ippodromo non ha mai lavorato». Una spiegazione che non aveva convinto tutti tanto che, nel 2010, An aveva presentato una mozione di annullamento in autotutela sulla delibera 79, insieme a un esposto alla Corte dei Conti. Esposti per la vendita di quelle foresterie a persone che non potevano acquistarle erano stati presentati anche da Rifondazione Comunista. Al momento della stipula della convenzione tra l’amministrazione e la società Follonica Corse Cavalli due assessori del partito si erano opposti e, per questo, furono ben presto allontanati. La vicenda è stata raccontata in udienza da Roberto Barocci che all’epoca della costruzione delle foresterie era segretario del partito: «Quando ci siamo resi conto che le casette venivano vendute a persone che nulla avevano a che fare con l’ippica – racconta -abbiamo proposto al Comune il cambio di destinazione d’uso in modo da poter incassare gli oneri di urbanizzazione. Ma la nostra proposta non è stata accolta e lo schema di convenzione portava avanti un sistema illegale. Per questo ci siamo rivolti alla Procura».