Settembre 2015

Op. Riciclo a Mazzarà Sant’Andrea (Me). Arrestati sindaco ed ex senatore per truffa sui rifiuti

Arrestato l’ex senatore Piccioni, per tre anni alla Commissione parlamentare che indagava sugli illeciti nel settore rifiuti e amministratore di Tirrenoambiente e il sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea. Truffa da 3,5 milioni di euro, i soldi finivano in tangenti e società di comodo anche al Nord. 700 mila euro a una società sportiva dilettantistica di Borgo Vercelli in Piemonte.
I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Messina, su ordine del Gip di Barcellona Pozzo di Gotto, hanno arrestato il sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea (Me), Salvatore Bucolo per peculato e corruzione. Stesso provvedimento per tre amministratori delegati pro-tempore della Tirrenoambiente S. p. A., l’impresa che gestisce la discarica di Mazzarà, tra cui anche l’ex senatore ed ex membro della Commissione parlamentare sui rifiuti Lorenzo Piccioni.

L’operazione Riciclo ha portato a galla i rapporti tra la società a capitale misto pubblico-privato e il Comune del messinese. E’ emerso che dal marzo del 2007 la Tirrenoambiente avrebbe illegittimamente rideterminato la tariffa per opere di mitigazione ambientale, riducendola di quasi il cinquanta per cento, mantenendo poi il nuovo importo per il 2014,  con un danno patrimoniale al Comune di oltre dodici milioni e mezzo di euro, quali somme mai riscosse nei confronti degli altri Comuni conferitori. Per il ruolo svolto, il sindaco avrebbe ricevuto  la somma di 33.000 euro. le indagini hanno scoperto un sistema di tangenti fatto di sponsorizzazioni e contributi ad associazioni sportive e culturali, per assicurarsi la copertura da parte dei soggetti pubblici che avrebbero dovuto vigilare sulla corretta gestione della Tirrenoambiente. Significativo il contributo di oltre settecentomila euro a una piccola società sportiva dilettantistica di Borgo Vercelli in Piemonte, di cui è stato rappresentante legale uno degli amministratori arrestati.

Denunciati per abuso e omissione di atti d’ufficio anche sei dipendenti pubblici o ex amministratori comunali e sottoposti a sequestro preventivo beni per circa 3,5 milioni di euro. Gli amministratori coinvolti hanno trattenuto illecitamente nelle casse della società 2,8 milioni di euro, di cui circa un 1,5 frutto di un indebito accordo transattivo con il Comune.