Aprile 2015

Operazione “aria pulita”

“Aria Pulita” così è stata denominata l’operazione del Corpo Forestale conclusasi con l’arresto di un usciere e un funzionario dell’ufficio del provveditorato della regione nonché di un imprenditore. I tre sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento e al traffico di rifiuti, turbativa d’asta falso ideologico in atto pubblico, truffa aggravata e continuata contraffazione di sigilli falso in scrittura privata peculato nonché una serie di reati tributari. Tutto è partito da un sopralluogo effettuato dagli agenti del corpo forestale nel marzo 2009 in un campo nomadi a fronte dell’ennesimo rogo in cui sono stati trovati computer e attrezzature elettroniche provenienti dagli uffici regionali che sarebbero dovuti essere smaltiti al Casic. Al sopralluogo hanno fatto seguito una serie di verifiche documentali che hanno permesso di scoprire come il sodalizio tra il 2009 e il 2011 si sarebbe aggiudicato sei gare d’appalto irregolari per un importo complessivo di 130.000 euro.
Al centro del complesso sistema criminale il dipendente delle regione a sua volta titolare di sei aziende. Quest’ultimo, secondo l’accusa, avrebbe creato una società che si sarebbe aggiudicata le gare d’appalto grazie all’ “appoggio” del funzionario del Servizio Provveditorato della Regione, addetto all’ affidamento degli incarichi per la fornitura di servizi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quest’ultimo invitava le società di cui era titolare l’amico alle gare d’appalto e gli rivelava il contenuto delle altre offerte consentendogli così di formulare l’offerta migliore. Il regolare svolgimento dei lavori veniva poi certificato falsamente dallo stesso funzionario mediante l’utilizzo di false fatture, timbri, documenti nonché falsificando le firme dei funzionari superiori che rimanevano totalmente all’ oscuro di tutto. Tra i soggetti coinvolti anche un’altra persona, che agendo in qualità di amministratore di società riconducibili all’ altro indagato, avrebbe fornito la falsa documentazione atta a dimostrare il regolare trasporto e smaltimento dei rifiuti sebbene peraltro le suddette società non fossero neppure iscritte nell’ albo dei gestori. Gli investigatori stimano che, finora, il meccanismo messo in atto dagli indagati avrebbe portato all’ illecito smaltimento di ben 300 tonnellate di attrezzature elettroniche in disuso. Il tutto con danni enormi per l’ambiente anche a causa degli incendi che avrebbero generato fumi e particelle altamente inquinanti propagatisi non solo nell’ area del campo nomadi ma anche in tutta la zona compresa tra Cagliari Nord e Selargius.