Dicembre 2015

Napoli, smaltimento illecito rifiuti. Sequestro di 240 mln alla Kuwait Petroleum

Su disposizione della Dda di Napoli, l’Agenzia delle dogane e la Capitaneria di porto hanno sequestrato beni per 239,7 milioni di euro alla Kuwait Petroleum Italia. Una cifra che, secondo la Procura, equivarrebbe al profitto ottenuto grazie allo smaltimento illecito degli scarti di lavorazione.
“Il sequestro per equivalente – spiega in una nota il procuratore aggiunto di Napoli, Filippo Beatrice, coordinatore della Dda che è titolare dell’inchiesta – è stato disposto nei confronti della società Kuwait Petroleum Italia perché ritenuta responsabile di condotte penalmente rilevanti contestate ad alcuni suoi dirigenti”.
Agli otto indagati, tra questi il legale rappresentante della società, viene contestato lo stoccaggio di ingenti volumi di rifiuti pericolosi (42mila metri cubi di acque oleose) nei serbatoi del deposito fiscale Kuwait di Napoli e il loro successivo smaltimento illecito al fine di non sostenere le spese per il corretto trattamento delle sostanze.
Secondo la procura le intercettazioni telefoniche e le mail provenienti dai computer sequestrati “hanno consentito di risalire all’esistenza di un accordo tra i responsabili del deposito di Napoli e i vertici della società Kuwait spa, nonché di riscontrare come l’illecito smaltimento dei rifiuti sia stato oggetto di una scelta consapevole della società, allo scopo di non affrontare gli oneri economici derivanti dall’osservanza della normativa in materia, introitando in tal modo le somme che avrebbero dovuto essere impiegate e che costituiscono l’illecito profitto sottoposto a sequestro”.
Replica a stretto giro l’azienda. “La Kuwait Petroleum Italia S.p.A., in merito all’avvenuto sequestro di beni di sua proprietà disposto oggi dall’Autorità Giudiziaria di Napoli, ribadisce la piena correttezza del proprio operato e il puntuale rispetto di tutte le norme di legge nello svolgimento delle proprie attività. La Società sta ponendo in essere tutte le azioni necessarie per dimostrare nelle opportune sedi di giustizia e nel più breve tempo possibile l’assoluta infondatezza delle ipotesi di reato che vengono contestate”.