Giugno 2014

Scicli (Ragusa), l’ombra della mafia dietro la gestione di rifiuti e appalti

A giugno 2014 i Carabinieri di Ragusa con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania hanno portato a termine l’inchiesta “Eco” conclusasi con l’arresto di 5 persone più 6 indagati a piede libero e con l’interdittiva prefettizia antimafia della Prefettura di Ragusa, provvedimento che blocca di fatto ogni rapporto della pubblica amministrazione con l’azienda stessa.
L’indagine ha messo in luce come il gruppo criminale ha cercato di assumere il controllo della Eco Seib di Giarratana che aveva in appalto la raccolta e gestione dei rifiuti solidi urbani per il Comune di Scicli, imponendo la loro assunzione come netturbini. L’obbiettivo consisteva nell’arrivare ai vertici della ditta in modo tale da poter, attraverso essa, infiltrare il tessuto economico della cittadina. Tra gli arrestati anche una persona che, grazie ad una serie di promozioni, era diventato capocantiere dell’impresa che di fatto aveva assunto le redini della attività al punto da imporre l’assunzione di quattro complici scelti tra parenti e amici.
Il modus operandi rileva il metodo mafioso: il gruppo stava cercando di insidiarsi “nel tessuto socio-economico di Scicli per assumere il predominio delle attività criminali nel territorio e infiltrarsi nelle attività d’impresa attraverso violenze e pesanti intimidazioni” tra cui ricorrenti telefonate con minacce di morte, recapito di proiettili, collocazione di taniche di benzina davanti alle aziende, furti, danneggiamenti di veicoli, su cui venivano lasciati anche topi morti.
A distanza di mesi, si è svolta l’udienza preliminare davanti al Gup Daniela Monaco Crea del Tribunale per undici persone tra cui l’ex sindaco di Scicli, Franco Susino accusati a vario titolo di associazione mafiosa concorso in associazione, truffa, estorsione e furto. In particolare secondo gli inquirenti a Scili operava un gruppo criminale riconducibile a Francesco Mormina.