Ottobre 2014

Gioia Sannitica (Caserta): il patron del latte matese tra estorsioni e smaltimento illecito di rifiuti

Dipendenti della società Natali srl di Gioia Sannitica, località Fossolagno, costretti sotto la minaccia di licenziamento, a sversare direttamente nel fiume Volturno gli effluenti dell’allevamento di bestiame e dei reflui provenienti dai locali dedicati alla mungitura. E’ su questa ipotesi investigativa che il Pm Raffaella Capasso della Procura di Santa Maria Capua Vetere sta indagando nei confronti dello storico patrono dei marchi Foreste Molisane e Latte Matese. L’inchiesta ha preso le mosse dall’ autodenuncia di un ex dipendente il quale ha raccontato agli inquirenti l’attività di smaltimento illegale alla quale, per molto tempo, lui stesso avrebbe preso parte. Alla denuncia hanno però fatto seguito i primi riscontri investigativi: da un sopralluogo effettuato è infatti emersa l’esistenza all’ interno dell’azienda di un sistema di pompe idrauliche nascoste e canalizzazioni illegali concepito per convogliare i rifiuti speciali prodotti direttamente nel Volturno. Il muro di omertà dietro cui Gravante nascondeva i suoi traffici ha così iniziato inesorabilmente a cadere ed alla prima denuncia si sono aggiunte molte altre dichiarazioni di ex dipendenti che hanno portato alla luce un drammatico scenario descritto dal gip nella sua ordinanza cautelare. In particolare, il provvedimento afferma che: “dal 1994 al 2008 ogni giorno si sono interrati e bruciati su una superficie di circa 100 metri quadri e a una profondità di circa tre metri, tutti gli scarti dell’azienda (bottiglie in tetrapak in p.e ein pet nonché etichette di carta elastica) per un equivalente di circa 6,5 quintali al giorno. Naturalmente per un risparmio sui costi di smaltimento che si aggiravano sui 30 centesimi al kilo, oltre i costi di trasporto e affitto dei cassoni quantificato in 72mila euro l’anno, circa un milione in 15 anni a scapito delle matrici ambientali”. Sempre secondo quanto emerso nel corso delle indagini, l’attività illegale veniva svolta per lo più in orari notturni, quando le condizioni dell’acqua, resa limacciosa per effetto delle acque piovane, rendevano più agevole sfuggire ai controlli. Espediente questo che, unito ad un ostinato muro di omertà, ha permesso agli indagati di agire per molto tempo indisturbati anche ad onta dei delle indagini con telerilevamento condotte nel 2011 proprio nella zona del Volturno e che avevano portato al sequestro degli scarichi di alcune aziende bufaline ad eccezione di quelli della Natali srl.
Tutti sono stati indagati a piede libero per il reato di gestione non autorizzata di rifiuti. In attesa che a giustizia faccia il suo corso, però, adesso di certo ci sono soltanto gli inestimabili danni che questi anni di illegalità si sono lasciati alle spalle. Scrive infatti il PM: “per avere un’idea della gravità dell’inquinamento arrecato dagli sversamenti illeciti nel fiume Volturno basti pensare che un allevamento bovino come quello in oggetto, della consistenza di tremila/ tremilacinquecento capi, rilascia un carico organico specifico pari a quello di una città di circa 24 mila persone”.